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Comune di Savignano sul Panaro

Io resto a casa insieme a tutti voi: pensieri, poesie, frasi (anche citazioni), foto, brevi video… ispirati al momento che stiamo vivendo

Io resto a casa insieme a tutti voi: pensieri, poesie, frasi (anche citazioni), foto, brevi video… ispirati al momento che stiamo vivendo - Comune di Savignano sul Panaro - Archivio Notizie - Archivio notizie

In questi giorni che spesso diventano lunghi per tutti noi e in cui sentiamo la mancanza di momenti di socialità, abbiamo pensato a un piccolo modo per provare a sentirci più vicini. Ci piacerebbe che ci mandaste all’indirizzo mail iorestoacasa@comune.savignano-sul-panaro.mo.it pensieri, poesie, frasi (anche citazioni), foto, brevi video… ispirati al momento che stiamo vivendo, a come lo stiamo vivendo, a quello che desideriamo o a quello che vediamo fuori dalle nostre finestre in questi giorni di primavera che, purtroppo, non possiamo goderci.

Il tutto per cercare di dare un po’ di sollievo e di coraggio reciproco, ma anche per condividere momenti di allegria o di riflessione.

Cercheremo di pubblicare sulla pagina fb del Comune tutto quello che possiamo o, comunque, qualcosa ogni giorno. Poi nessuno si offenda se non verrà pubblicato, perché, ovviamente, in questo momento la pagina del Comune è un’importante veicolo di informazione sull’emergenza per tutti i cittadini.

In ogni caso il materiale raccolto verrà conservato e utilizzato per un evento e/o una pubblicazione in ricordo di questo periodo.

Nel caso in cui il materiale inviato dovesse contenere immagini di minori, vi chiediamo di specificare nella mail di accompagnamento, che, in veste di genitori, autorizzate espressamente la pubblicazione dello stesso.

Attendiamo curiosi! Grazie a tutti!

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21 marzo 2020
Racconto di Elena Manfredi

Zitto e nuota...

La domenica sera di solito ceniamo in salotto davanti ad un bel fim. Quello di domenica 23 febbraio però non riesco a ricordarlo. Forse perchè ad un certo punto il mio telefono ha cominciato a trillare una sinfonia di sms da più chat. La domanda, ripetuta in modi, toni, stili grammaticali diversi era: Ma quindi domani le scuole sono chiuse?

Immediata la risposta dei miei figli: - Siiiiiiiiiii!!!!!!! -

Da lì ecco tutta una serie di altri quesiti degni dell'oracolo della Sfinge:

Che si fa?

Ma le maestre devono andare a scuola lo stesso?

E noi educatori?

La coordinatrice che dice?

La responsabile che dice?

E i genitori?

E i bambini con chi stanno?

E il buco nell'ozono?

Ma chi ha ucciso Laura Palmer?

Io cercavo di capire cosa avrei dovuto fare l'indomani, mio marito consultava l'Ansa per avere notizie, i bambini ballavano la danza dello scolaro in festa mentre il film scorreva ignorato da tutti. Chissà poi che fim era?

Il mio periodo di isolamento è cominciato così. Il 24 Febbraio 2020.

23 giorni fa!

All'inizio non si è trattato di isolamento in senso stretto, non c'erano divieti o restrizioni. Solo qualche consiglio: evitare i luoghi affollati, stare in casa se si avvertono sintomi influenzali, non stringersi la mano...

Poi i consigli sono diventati regole. Hanno chiuso i negozi, i bar, i ristoranti e sono comparse le mascherine.

Ma queste cose le sappiamo già tutti. Torniamo un attimo a 24 Febbraio.

23 giorni in casa, con due bambini di 7 e 9 anni. Da dieci giorni si è aggiunto anche il marito.

Ora, io non voglio certo una medaglia, ci mancherebbe, ma ammetterete che è una bella impresa!

La mattina scorre tutta a staffetta. Sì perchè chi dice che in isolamento si prende peso evidentemente non è alle prese con la

Didattica a distanza.

Funziona più o meno così: vai al computer e apri l'aula virtuale, scarica e stampa i compiti di figlia numero 2. Prendi il telefono, apri il registro elettronico e annota i compiti di figlio numero1.

Porta i compiti a figlia n.2. Attraversa il corridoio per andare da figlio n.1.

"Mammaaaaaa me lo rispieeeeghiiii?" torna da figlia n.2

"Maaaaamaaaaa, solo il primo esercizio o tutta la paaagiiinaaaa?" corri da figlio n.1 e così per all'incirca due ore. Su e giù da una stanza all'altra con in mezzo qualche rampa di scale per avviare una lavatrice, stendere, portare in giardino il cane e vari pit stop al computer per cercare di lavorare un po' (per non dir nulla dello smart working!)

Altrochè personal trainer!

Il pranzo.

E a pranzo? Prima a mezzogiorno eravamo tutti a fuori. Figli a scuola, io pure, marito in ufficio. Adesso quattro bocche da sfamare! E questi mangiano sempre! Sempre!!! Tutti i giorni! E non è che te la puoi cavare solo a pasta in bianco, no, bisogna variare.

Saint Honorè, protettore dei cuochi, perdonami per tutte le volte che mi sono lamentata della mensa scolastica. Lì almeno ogni giono il menù varia, io dopo la triade carbonara/pasta al tonno/pestogenovese (rigorosamente confezionato) sono già in crisi!

La Spesa.

Poi il cibo finisce e ti devi intabarrare per andare al supermercato. La mia famiglia di intabarramente ne sa qualcosa. Calzari, guanti, mascherine e copriscarpe ci hanno fatto compagnia per quasi due anni. Per non parlare dell'isolamento, quello vero, in cui non puoi scendere nemmeno in giardino. Il tuo giardino! Ma lì eravamo solo noi e pochi altri onconauti perduti tra oncopediatria e una camera sterile e l'altra. Adesso riguarda tutti.

Fare la spesa non mi piace, ma aspettare il mio turno per entrare, aggirarmi tra gli scaffali circondata da mascherine di vario tipo, mantebere le distanze e cecare la corsia più deserta... bè, non che mi piaccia, ma ha un suo fascino perturbante. Come il gatto spiaccicato sulla strada. Fa senso ma non riesci a staccare lo sguardo. Saranno i troppi libri letti, le serie tv ambientate in una realtà distopica... non so, c'è qualcosa sì di inquietante e surreale che mi incuriosisce molto.

Nel pomeriggio si pulisce, mentre il resto della truppa si riposa, poi si gioca un po' insieme, si legge, si scrive... ed è di nuovo ora di mangiare.

Mioddio quanto mangiano questi! Colazione, pranzo, merenda, cena... non mi riconosco più. Ho persino cominciato a fare il pane. I biscotti. Le torte. I pancake!!!!!!! Io! Io, la regina della cotoletta precotta della Coop!

Il balcone.

Un regalo che ci ha fatto questo benedetto Covid-19 è la riscoperta del balcone. Quell'angusta sporgenza che decora le nostre case aprendoci un piccolo affaccio sulla strada. Il luogo freddo e inospitale in cui fino a ieri relegavamo i fumatori e l'armadio delle scope, si è trasformato, di questi tempi, in un indispensabile piattaforma per appuntamenti e incontri a distanza. Un giorno per cantare, un giorno per suonare uno strumento, un'altro per accendere una torcia...

Alla fine di questo ventitreesimo giorno un pensiero mi bussa alla porta. Non sarà il più forte, forse nemmeno il più sano, a sopravvivere, ma il più adattabile.

E' così da sempre, da quando i pesci hanno trasformato le loro pinne in zampe per potersi muovere sulla terra.

Telefono.

Guardo i miei figli. Reggono bene, fanno i compiti, guardano i cartoni, giocano tanto, per fortuna abbiamo un giardino tutto per noi. Sentono la mancanza degli amichetti e allora si fa una videochiamata. Sono o non sono millennials?

E ridono come matti a dire scemenze tra loro inquadrando con lo smartphone i vari animali domestici, le figurine doppie e tutto quello che gli passa per la testa.

Il telefono. Già, il tanto vituperato telefonino.

Chi ha la mia età si ricorderà di un meraviglioso spot della Sip con Massimo Lopez.

Lopez, prigioniero in un fortino della legione straniera, in mezzo al deserto, sta per essere fucilato. Alla possibilità di esprimere un ultimo desiderio chiede di poter fare una telefonata. Lo spot poi si articolava in una serie di puntate in cui questa telefonata diventava infinita. Lopez si faceva passare chiunque ed era pronto a parlare di qualsiasi argomento pur di non dover riagganciare. Lo slogan era Una telefonata allunga la vita. Era il 1993.

Proprio oggi mi è tornata in mente questa pubblicità. Anche il telefono, per sopravvivere a se stesso, ha dovuto adattarsi, modificarsi, cambiare. E oggi, con la stessa disinvoltura con cui noi infilavamo i gettoni in una cabina o componevamo il numero girando il disco dello storico telefono grigio, i ragazzini videochiamano gli amici. Per sentirsi meno soli, raccontarsi, condividere. Per sapere che, anche se non si può giocare insieme, ci si può comunque sentire vicini. Che una voce di sette anni che dice "Vi mando un bacione galattico" e un sorriso dallo schermo danno coraggio e forza. Che si può fare, si può superare questo momento difficile, per certe cose incredibile, se si trova comunque il modo per sentirsi insieme. Che non siamo soli anche se siamo fisicamente lontani.

Che possiamo adattarci, come i pesci.

Perciò... zitto e nuota!

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22 marzo 2020
Pensiero di Germana Fiorini

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23 marzo 2020
Fotografia di Alberto Boccali

"Ciao Savignano,
la quarantena voglio affrontarla così, con le mie chitarre"

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24 marzo 2020
Collage di Benedetta Bonasoni

Oggi il buongiorno ce lo danno i nostri splendidi ragazzi di Savignano
con un'immagine che ci invia Benedetta Bonasoni.
Grazie ragazzi, siete la nostra forza!

 

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25 marzo 2020
Striscia a fumetti di Giulia Ferrari

 

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26 marzo 2020
Video di Mauro Rinaldi

un video creato dall'assessore Mauro Rinaldi che a nome dell'Amministrazione intende ringraziare tutti i savignanesi per il senso civico che stanno dimostrando in questi giorni difficili.

entra nel link della pagina facebook del comune per vedere l'immagine
https://www.facebook.com/ComunediSavignanosulPanaro/videos/238582990527566/?epa=SEARCH_BOX

 

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27 marzo 2020
Fotografia di Katia Fraulini

 

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28 marzo 2020
Vignetta di Andrea Santonastaso

 

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30 marzo 2020
Fotofrafia di Magicamente Liberi

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31 marzo 2020
Rilessioni di Alice Bruzzi

Riflessioni da 18°giorno di reclusione…
Il tempo si dilata in questo limbo in cui siamo sospesi…
Sono solo 18 giorni e sembrano mesi…
E a volte lo sconforto è inevitabile…
Ma poi…
Poi capita che per una ricerca di tuo figlio visiti il sito di Marzabotto, dove è sepolto un ramo della tua famiglia….
E capita che ripensi a tuo nonno che era un bambino durante la seconda guerra mondiale…
E capita che ripensi a tutti i bambini, le donne, gli uomini che una guerra la stanno vivendo in questo momento…
E capita che pensi alla durata delle loro giornate… Infinite… Disperate…
E capita che senti ogni giorno ripetere che anche noi oggi siamo in guerra…
Una guerra che si combatte stando al caldo della mia casa, con il frigo pieno di cibarie, circondata dall’affetto dei miei figli e di mio marito, sbrigando le mie faccende quotidiane, facendo ginnastica, insegnando ai bambini, guardando la TV, leggendo, cucinando…
E, si, capita che stai in apprensione per i tuoi cari, sperando che vada tutto bene, capita di pensare al “dopo” e a tutti i problemi che ti troverai ad affrontare…
E ti capita di pensare che tutto sommato tu a un “dopo” ci puoi concretamente sperare…
E allora ti capita di pensare che se questa è la tua guerra, in fondo non ti è andata così male. 
Bruzzi Alice 

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1 aprile 2020
Rita Gozzoli

Carissimi Savignanesi,
voglio condividere con voi questo video,
molto intenso ed emozionante, che riempie di forza e di speranza.
Ringrazio di cuore l'autrice di questo capolavoro.

https://www.facebook.com/pallina.dineve.5/videos/199851558100029/?t=3

(Video creato da Pallina DiNeve)

Ciao!

Rita

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2 aprile 2020
Cecilia Bortolotti

Ciao a tutti!
Il 2 aprile è la giornata mondiale per l consapevolezza sull'autismo.
Vi allego un disegno col cuore blu, simbolo di questa giornata; inoltre a dicembre è uscito FLOAT, il nuovo corto della Pixar sull'autismo. È stato scritto e disegnato da un papà come "sfogo", ed è molto bello perché descrive bene la sua difficoltà nell'accettare la diagnosi. Purtroppo allego solo il disegno perché in rete non riesco a trovarlo completo, ma su facebook lo si trova sulla pagina "DIRimè Italia DIRFloortime", nel giorno 19 dicembre, e si può condividere.
Grazie mille!
Cecilia.

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3 aprile 2020
Fotografia di Paolo Piani

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4 aprile 2020
Fotografia di Tania Ballotta

 

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6 aprile 2020
Inviato da aldina Varroni

 

Le parole sono medicina all'animo che soffre ,
mai come in questo momento c'è bisogno di parole,
chiama le persone , che hanno bisogno di parole 
e la tua anima sarà felice

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7 aprile 2020
Racconto di Nives Bonantini

Il Teletrasportatore

Ho ritrovato il tema che ha scritto uno dei miei ragazzini di quinta elementare, questa storia qualcuno l'avrà sentita già mille volte ma sentivo il bisogno di ricondividerla, per dare un po' di speranza a chi magari non ne ha tanta in questo momento.
“Il Tele-trasportatore”, una paginetta scritta su un foglio a righe con la penna azzurra da un bambino che non ama fare i compiti ma ogni volta che può, con tutte le sue forze, aiuta gli altri. Una volta l’ho visto raccogliere dal cestino i brandelli di un disegno che era stato strappato, senza che nessuno gli chiedesse nulla lui li ha incollati, con cura, con amore, e li ha restituiti alla bambina che l’aveva perso. Io sono rimasta in un angolo, in silenzio, piccola e invisibile, ad osservare. Non potevo e non volevo fare altro in quel momento, soltanto guardare la vita, come un fiore che spunta in mezzo al cemento, che si realizza nella sua forma più sincera e libera.
Tra di loro non c’è mai stata una grande amicizia, anzi, sono più le volte in cui li ho visti bisticciare che tenersi per mano, ma lui non ci ha pensato neanche per un secondo a questo, non ha ragionato in base al grado di amicizia, o di simpatia, l’ha aiutata e basta; e questo è il senso del suo tema, il Tele-trasportatore è un mestiere che non esiste, ma se lo si guarda da una certa prospettiva sì, esiste già, da sempre, è una persona che aiuta gli altri, non si preoccupa che siano della sua etnia o di un’altra, non guarda al colore della pelle, né al suo accento o alla lingua che parla. Porta il cibo e l’acqua a chi vive nei paesi poveri, a chi non può semplicemente procurarseli perché non ne ha i mezzi, accompagna i genitori a lavoro, spegne gli incendi, so cosa state pensando: fa tante cose, forse ne fa troppe. E’ vero. Ma il Tele-trasportatore non è uno solo, non è Superman, anzi, ce ne sono tanti: in ognuno di noi c’è un Tele-trasportatore, chi va a fare la spesa per il vicino di casa anziano, chi fa una telefonata al nonno per tenergli compagnia anche in quarantena, chi è in missione umanitaria, chi fa una carezza, chi un disegno, chi dice "andrà tutto bene" con il sorriso anche se ha paura.
Le cose sono come sono, siamo noi a metterci dentro tutto il resto. Paura, rabbia, buio, luce, speranza, amore. Siamo tutti Tele-trasportatori, solo che a volte ce lo dimentichiamo e forse è normale, non è un "mestiere" facile ma è il più bello che ci sia. E non finirò mai di ringraziare le persone che ho aiutato e le persone che mi hanno aiutato per avermelo insegnato.

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8 aprile 2020
Riflessioni di Cinzia Montagnini

LA QUARANTENA DEI BAMBINI

Viola 5 anni... fra un compito, un gioco e una coccola si inventa un libro
con il suo tema del momento (arcobaleni) e ascolta la sua musica preferita
https://youtu.be/U-4OrzSBfm8
La quarantena vissuta con la serenità e semplicità dei bambini: viviamola
così anche noi adulti, approfittiamone.
Restiamo in casa e ammiriamo lo splendore della vita che ci circonda e che
spesso ci sfugge.
 

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9 aprile 2020
Pensieri e parole di Elenora Bergonzini

Credo che in tutto ci sia un lato positivo, anche in questa assurda situazione esiste!! Provate a pensare a quante cose state facendo adesso, quanti pensieri e ricordi ritrovati, quante cose diverse di possono fare in un solo giorno, capire quanto dura e che valore assume una sola ora, proprio perché non la devi più rincorrere capisci quanto valore ha, puoi ricordare i motivi di decisioni prese, riscoprire vecchi sapori, avere il tempo di leggere gli sguardi dei tuoi figli,di capirli e di trovarci dentro un po di te! Scrivere, pianificare progetti con calma. Hai il tempo di tornare bambino, di cantare, di ballare, di disegnare, di riprendere in mano uno strumento, leggere, di stare sul divano, rispolverare i pattini, gli attrezzi da giardino,fare un orto.....di ridere.....si perché in realtà si può anche ridere tanto condividendo momenti e pensieri!! Si creano nuove routine, nuove abitudini e quindi nuovi bei ricordi, di cui fare tesoro e ricordare!! 

Forza ragazzi!
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10 aprile 2020
Fotografia di davide Pisciotta
 

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11 aprile 2020
Di Maurizio Piccinini

Cosa ti restava da vedere, babbo? Cosa resta da vedere a uno che ha compiuto un secolo e, come ti piaceva dire prima dei cento, ora è ripartito da capo ed è già arrivato a uno?

Sei arrivato a 101. Hai capito che è un momento insolito. I giorni sono tutti uguali nella loro diversità: le bimbe scorazzano in cortile nei loro biciclini, o tricicli, o altro, tutti i giorni, come se fosse sempre domenica. Gli adulti entrano ed escono da casa, nel cortile. Ci vedi girare intorno come se dovessimo andare lontano, ma siamo sempre li, a girare intorno.

Le facce sono tranquille, ma un po’ preoccupate. Non ci siamo proprio tutti. Qualcuno manca e non viene nemmeno a trovarti. Ci senti parlare di videochiamate. Ogni tanto ti facciamo vedere qualcuno in quel piccolo schermo. È un momento strano.

Tu sei il nostro riferimento. Non lo capisci, forse, ma sei la nostra storia incarnata, e non solo la nostra. E tu vuoi bene a tutti, e tutti te ne vogliono.

Sei nato quando era ancora vivo l’odore di una guerra. Il tempo di crescere e subito un’altra, questa volta vissuta tutta, sulla tua pelle. Tuo fratello maggiore se ne era già andato, anche tuo padre. Da solo a custodire madre, sorella, e poi quella che sarebbe diventata tua moglie. Ti sei sposato e hai messo al mondo due figli. Perché così si doveva fare. Questo era l’investimento da fare.

Poi il Sudamerica, quindici anni, due lontano dai tuoi, poi un’altra figlia. Tutti ti chiedevano dell’Italia, di quanto è bella, di quanto è importante. Tu, giovane uomo della provincia modenese, troppo presto strappato alla scuola, sei diventato ambasciatore, storico, guida turistica, conoscitore del tuo paese e del mondo. Tutto tra le pareti di un ristorante. E tanti ti hanno voluto bene, e hai voluto bene a tanti.

Il rientro quando eravamo cresciuti, “perché se studiate in Italia poi in Cile ci potrete tornare quando vorrete. Il contrario non so”. Un rientro normale, senza trionfi, senza vanto di chissà quali conquiste economiche. Perché così si doveva fare. Noi eravamo il tuo investimento.

Hai rivisto la tua infanzia, i tuoi amici, la tua Nonantola, anche se la tua base è diventata questa terra ai piedi della collina. Qui hai sudato altri duri anni di lavoro, sempre insieme alla tua Luciana. Qui ci hai visto diventare adulti e responsabili, discutendo, litigando, incoraggiandoci a camminare con le nostre gambe. Ci hai visto girare per il mondo, insegnare, imparare, occuparci di politica, partire, ritornare.

Qui hai custodito la tua Luciana, quando la malattia le ha tolto la sua ironia, la sua lucidità, non il suo affetto, fino a quando se ne è andata. Tu sei rimasto a veder crescere le tue nipoti, i tuoi nipoti e poi le pronipoti. E tanti ti vogliono bene, e tu, come sempre, tu vuoi bene a tanti.

Buon compleanno papà, nonno, bisnonno !! Vorremmo gridarlo a tutti, radunarci tutti in una grande festa, ma non possiamo farlo.

Non importa. Ti restava da vedere questa, e ne vedrai ancora. La tua, la nostra storia continua, con tanta gente ancora che ti vorrà bene, ed alla quale voler bene.

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13 aprile 2020
Striscia a fumetti di Giulia Ferrari

 

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20 aprile 2020
Fotografia di Roberto Monari

 

Inserita il 21/03/2020 -- Aggiornata il 21/05/2020 ore 12:06 -- N° visioni: 1.645
Agenda
27 Novembre - 10 Dicembre